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Archive for 27 aprile 2013

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L’uomo che amo mi porta il caffè ogni mattina. E scaccia gli incubi della notte passandomi la mano sul viso.

L’uomo che amo è sempre presente. Anche quando è lontano. Perché talvolta l’amore non è fatto di piccoli gesti, ma della condivisione profonda di quell’oceano di dolore che ci si porta dentro.

L’uomo che amo è la parola che culla il mio lamento. Anche quando mi chiede di tacere. Perché talvolta è proprio il silenzio che aiuta a sopportare…

(Michela Marzano)

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Dormi e sei nudo

lo so ma non ti vedo

ascolto il tuo respiro

oltre il tappeto africano

appeso al muro.

Il corpo tuo ho voglia di vedere

ogni piega di pelle smossa dal sonno

tu che per tutti indossi un velo

con il cuore svestito nel sognare.

(Annalena Aranguren)

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Per me non c’è niente di più pericoloso del ricordare. Appena io ricordo una cosa della vita, la cosa stessa cessa. Si dice che la separazione aiuta a rinfrescare l’amore.

E’ verissimo, ma lo rinfresca in modo puramente poetico. Vivere nel ricordo è il modo più perfetto di vita che si possa immaginare.

Il ricordo sazia più di qualunque realtà, e ha una sicurezza che nessuna realtà possiede.

Una situazione della vita ch’è stata ricordata è già entrata nell’eternità e non ha più nessun interesse terreno.

(Sören Kierkegaard)

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L’abitudine è la più infame delle malattie

perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia,

qualsiasi dolore, qualsiasi morte.

Per abitudine si vive accanto a persone odiose,

si impara a portar le catene, a subir ingiustizie,

a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto.

L’abitudine è il più spietato dei veleni

perché entra in noi lentamente, silenziosamente,

cresce a poco a poco

nutrendosi della nostra inconsapevolezza

e quando scopriamo di averla addosso

ogni fibra di noi s’è adeguata,

ogni gesto s’è condizionato,

non esiste più medicina che possa guarirci.

(Oriana Fallaci)

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Te l’avevo detto

non spostarti troppo

su questo lato della mia vita

Adesso l’hai fatta ribaltare

e ti guardo da sotto in su

da un rovesciato mare

(Anna Buoninsegni)

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Ed il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l’ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.

 (Jonathan Safran Foer)

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