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Posts Tagged ‘Pedro Salinas’

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Non voglio che ti allontani, dolore, ultima forma di amare.

Io mi sento vivere quando tu mi fai male non in te, né qui, più oltre: sulla terra, nell’anno da dove vieni nell’amore con lei e tutto ciò che fu.

In quella realtà sommersa che nega sé stessa ed ostinatamente afferma di non essere esistita mai, d’essere stata nient’altro che un mio pretesto per vivere.

Se tu non mi restassi, dolore, irrefutabile, io potrei anche crederlo;

ma mi rimani tu

(Pedro Salinas)

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SivMarie-61 

E se non fossero le ombre ombre? Se le ombre fossero – io le stringo, le bacio. mi palpitano accese tra le braccia – corpi fini e sottili, timorosi di carne? E se ci fosse al mondo un’altra luce per poter da esse ricavare, ormai corpi di ombra, altre ombre più ultime, sciolte dal colore, dalla forma, libere dal sospetto di materia; e se non si vedessero più, e occorresse cercarle alla cieca, tra i cieli, disdegnando ormai le altre, senza ascoltare più le voci di quei corpi mascherati da ombre, sulla terra?

 

(Pedro Salinas)

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Non respingere i sogni perché sono sogni.

Tutti i sogni possono

essere realtà, se il sogno non finisce.

La realtà è un sogno. Se sogniamo

che la pietra è pietra, questo è la pietra.

Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,

è un sognare, l’acqua, cristallina.

La realtà traveste

il sogno, e dice:

“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.

Ma mai si dilegua, mai passa,

se fingiamo di credere che è più che un sogno.

E viviamo sognandola. Sognare

è il mezzo che l’anima ha

perché non le fugga mai

ciò che fuggirebbe se smettessimo

di sognare che è realtà ciò che non esiste.

Muore solo

un amore che ha smesso di essere sognato

fatto materia e che si cerca sulla terra.

(Pedro Salinas)

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Non ti vedo.

So bene che sei qui,

dietro una parete fragile

di mattoni e di calce, alla portata

della mia voce, se solo chiamassi.

Ma non chiamerò.

Domani ti chiamerò,

quando, non più scorgendoti,

fingerò che tu insisti

qui presso al mio fianco,

e che basta oggi la voce

che ieri tenni muta.

Domani… quando sarai

là dietro una

fragile parete di venti,

di cieli e di anni.

 

(Pedro Salinas)

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Che allegria, vivere e sentirsi vissuto.
Arrendersi alla grande certezza, oscuramente, che un altro essere, fuori di me, molto lontano mi sta vivendo.
Che esiste un altro essere con cui io guardo il mondo perchè sta amandomi con i suoi occhi.
Che esiste un’altra voce con cui io dico cose non sospettate dal mio gran silenzio e che mi ama anche con la sua voce. E quando lei mi parlerà di un cielo scuro, di un paesaggio bianco, ricorderò stelle che non ho visto, che lei guardava, e neve che nevicava nel suo cielo. Con la strana delizia di ricordare di aver toccato ciò che non toccai se non con quelle mani che non raggiungo con le mie, tanto distanti.
E spogliato di sé potrà il mio corpo riposare, tranquillo, morto ormai.
Morire nell’alta certezza che questo viver mio non era solo il mio vivere: era il nostro…

(Pedro Salinas)

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Perché chiedo dove sei,

se cieco non sono,

se assente tu non sei?

Se ti vedo

andare e venire,

te, il tuo corpo alto

che termina in voce,

come in fumo la fiamma,

nell’aria, impalpabile.

E ti chiedo se,

e ti chiedo di che sei,

di chi;

ed apri le braccia

e mi mostri

l’alta immagine di te,

e mi dici ch’è mia.

E t’interrogo sempre.

(Pedro Salinas)

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Tu vivi sempre nei tuoi atti.

Con la punta delle dita

sfiori il mondo, gli strappi

aurore, trionfi, colori,

allegrie: è la tua musica.

La vita è ciò che tu suoni.

Dai tuoi occhi solamente

emana la luce che guida

i tuoi passi. Cammini

fra ciò che vedi. Soltanto. 

E se un dubbio ti fa cenno

a diecimila chilometri,

abbandoni tutto, ti lanci

su prore, su ali,

sei subito lì; con i baci,

coi denti lo laceri:

non è più dubbio.

Tu mai puoi dubitare.

Perché tu hai capovolto

i misteri. E i tuoi enigmi,

ciò che mai potrai capire,

sono le cose più chiare:

la sabbia dove ti stendi,

il battito del tuo orologio

e il tenero corpo rosato

che nel tuo specchio ritrovi

ogni giorno al risveglio,

ed è il tuo. I prodigi

che sono già decifrati.

E mai ti sei sbagliata,

solo una volta, una notte

che t’invaghisti di un’ombra

– l’unica che ti è piaciuta –

Un’ombra pareva.

E volesti abbracciarla.

Ed ero io.

(Pedro Salinas)

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