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Posts Tagged ‘sofferenza’

2Come tutti coloro che hanno ricevuto poco affetto durante l’infanzia, anche lei era attratta dalle persone che promettevano di farla soffrire…una bambina con le ginocchia sbucciate che continuava a cadere dal balcone perché rifiutava di aggrapparsi alla ringhiera, nel timore che fosse la sbarra di una gabbia.

(Massimo Gramellini L’ultima riga delle favole)

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La pratica dello stupro di gruppo di prigioniere da parte dei soldati era un fatto comune nei campi…
– recluso anonimo di Auschwitz –

 

 

Mi attirarono fuori dalla baracca

con promesse di cioccolata

e parole come ”Schätzchen”,

ma le altre donne sapevano,

e, ancor prima di udire i rumori là fuori,

mi chiamarono puttana dei soldati.

Anch’io sapevo,

ma la fame ha un modo tutto suo di cambiarti,

e di farti scordar chi sei.

Buffo, come vi possa essere speranza nella disperazione.

Gettarono la cioccolata per terra

e risero: ”Da friß.” La desideravo da impazzire,

ma il sapore fu di fango. ”Dreh dich rum, Judenschwein.”

Vidi enormi stivali neri, paia e paia,

e il terreno così fangoso

da far sprofondare il mio corpo.

Tirai su il mio abito da prigioniera ed allargai le gambe.

Erano così leggere e s’aprirono così facilmente

che ringraziai Dio, sapevo

che non avrei resistito.

Questo corpo non è più mio, questa fame;

finalmente, non c’è più motivo di lottare.

Mi chiedo ora se il loro desiderio di me

fosse una brama di morte:

fottere una donna calva ch’era soltanto pelle e ossa,

la cui unica salvezza era una tazza di zuppa acquosa

per cena, una fetta di pane raffermo,

e forse, se i soldati l’avessero di nuovo voluta,

questa volta, un pezzo di cioccolata vera.

 

(Stewart J. Florsheim)

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Io non sono una storia che puoi raccontare,

non sono una canzone che puoi cantare,

non sono un suono che puoi udire,

non sono neppure questo che puoi vedere

né quello che puoi conoscere.

Io sono una sofferenza

che anche tu puoi provare,

chiamami con un grido.

Gli alberi parlano con il bosco,

l’erba con la terra,

le stelle con le galassie.

E io parlo con te.

Dimmi il tuo nome, dammi le tue mani,

dimmi le tue parole, dammi il tuo cuore.

Io ho scoperto le tue radici.

Attraverso le tue labbra ho parlato al Tutto,

le tue mani sono sorelle delle mie.

In una luminosa solitudine ho gridato con te

per quelli che sono vivi.

In un oscuro cimitero

ho cantato con te la più bella canzone

perché quelli morti quest’anno

erano le persone che amavano di più i vivi.

Dammi le tue mani.

Le tue mani mi sono familiari.

Oh tu, che ho scoperto molto tardi.

Io parlo con te

come le nuvole parlano con la tempesta,

come l’erba parla con la terra,

come la pioggia parla al mare,

come gli uccelli parlano alla primavera,

come gli alberi parlano al bosco.

Perché ho scoperto le tue radici,

perché la mia voce è sorella della tua.

(Ahmad Shamlu)

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Rifiutati di cadere.

Se non puoi rifiutarti di cadere,

rifiutati di restare a terra.

Se non puoi rifiutarti di restare a terra,

leva il tuo cuore verso il cielo,

e come un accattone affamato,

chiedi che venga riempito,

e sarà riempito.

Puoi essere spinto giù.

Ti può essere impedito di risollevarti.

Ma nessuno può impedirti

di levare il tuo cuore

verso il cielo-

soltanto tu.

E’ nel pieno della sofferenza

che tanto si fa chiaro.

Colui che dice che nulla di buono da ciò venne,

ancora non ascolta.

 

(Clarissa Pinkola Estes)

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Esplodi dentro come un’uragano,
trascinando dietro tutto ciò che il cuore non vuole più sentire,
non vuoi perdonare, non senti più ragione,
solo una profonda ferita che ritorna a far male,
ripieghi il capo con orgoglio,
vuoi solo liberarti di tutta questa rabbia,
senza più alcun pudore, 
urli, travolgi ogni cosa, 
pensando che possa servire
a lenire il tuo dolore,
ora sola e stanca. 
non hai più forza per lottare,
pensi che sia stato tutto inutile,
chiedere ancora il suo amore,
il tuo cuore chiede solo un pò di pace,
non vuoi più voltarti indietro, 
e lasciare che la rabbia,
ti trasformi nella donna che non avresti mai voluto essere

(Giovanna Marino)

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La Sofferenza è il vuoto.
Uno spazio senza aria, un soffocante luogo di morte, la dimora del sofferente.
La Sofferenza è un palazzo – alveare, stanze come gabbie d’allevamento,
ci si siede sui propri escrementi, ci si sdraia sulla propria sporcizia.
La Sofferenza è una strada dove non è possibile invertire il senso di marcia,
dove non ci si può fermare.
La si percorre spinti da quelli che stanno dietro, intralciati da quelli che stanno avanti.
La si percorre a una velocità folle anche se i giorni sono mummificati, di piombo.
Succede tutto così rapidamente, una volta che si è preso il via,
non esiste alcuna àncora del mondo reale che ci faccia rallentare,
niente a cui aggrapparsi.
La Sofferenza strappa i freni della vita, d’improvviso si è abbandonati in caduta libera. Quale che sia il nostro interno personale, ne troveremo altri mille uguali a quello, nella Sofferenza.
E’ la città dove gli incubi di tutti diventano realtà…
Non ci sono orologi nella Sofferenza, solo un ticchettio incessante…..

(Jeanette Winterson)


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“Anima..”

E andai a vedere l’anima
era così vicina al cuore
palpitava con esso
medesimo rumore sottile
pari fragile tessitura
stessa delicata volubilità.

(Anonimo)

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