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Archive for agosto 2013

Il mio corpo è una gabbia
che mi impedisce di ballare con l’unica che amo
ma la mia mente ha la chiave

Il mio corpo è una gabbia
che mi impedisce di ballare con l’unica che amo
ma la mia mente ha la chiave

Sono in piedi sul palco
della paura e dell’insicurezza
è uno spettacolo vuoto
ma loro applaudiranno comunque

Il mio corpo è una gabbia
che mi impedisce di ballare con l’unica che amo
ma la mia mente ha la chiave

tu sei accanto a me
la mia mente ha le chiavi

Sto vivendo in un’epoca
che chiama l’oscurità “luce”
sebbene il mio linguaggio sia morto
le sue forme riempiono ancora la mia mente

Sto vivendo in un’epoca
di cui non conosco il nome
sebbene la paura mi impedisca di muovermi
il mio cuore batte ancora così lento

Il mio corpo è una gabbia
che mi impedisce di ballare con l’unica che amo
ma la mia mente ha la chiave

tu sei accanto a me
la mia mente ha le chiavi

il mio corpo è…
il mio corpo è una gabbia
noi prendiamo quello che ci viene dato
solo perchè tu hai dimenticato
non significa che tu sei stata perdonata

Sto vivendo in un’epoca
che urla il mio nome nella notte
ma quando arrivo alla porta
non vedo nessuno

Il mio corpo è una gabbia
che mi impedisce di ballare con l’unica che amo
ma la mia mente ha la chiave

tu sei accanto a me
la mia mente ha le chiavi

libera il mio spirito
libera il mio spirito
libera il mio corpo

 

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156

Passano gli anni e il tempo affresca le rughe,

scalfisce i segreti remoti che durano nel cuore

e traccia sulle pieghe del viso il mio domani

che sarà perenne di giorni appena consumati.

Gli occhi stazionano sulla biblioteca, sui libri

a pile che non ho ancora letto e così penso

al quadrante sbiadito d’un orologio statico

e mi chiedo tra me quanto tempo mi rimane.

Il tuo ricordo pare una magia fuori del tempo

dove la memoria ondeggia su ciò ch’è perduto,

scivoli sui silenzi il vento acre dell’esistenza

e sembra prodigio il seme che diventa albero.

Fischia sulle cime l’alito ghiacciato della sera

ed una tenerezza antica si apre nel pensiero,

spalanca un canto triste nel vuoto della mente

ed un sussurro di tristezza girella nell’ignoto.

Mi porto dentro ascendenze di nomadi e fuggo

dal destino malevolo che ombreggia i ricordi,

a novembre il vento cava dal giardino le foglie

e con esse trascina via anche la gioia della vita.

Il cuore defluisce nel fiume quieto dei ricordi

e ritorna la tristezza e avanza il dolore cupo

che tende l’anima con il tocco d’una carezza

e delinea inimmaginabile il soffio della vita.

Così mi abbandono al volo d’un sogno quieto

che pure si dilata nel profilo delle ore buie,

pure c’è ancora un fremito di vita nella mente

mentre con gli occhi spalancati cerco il cielo.

(Licio Gelli)

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1

Quando di notte il dolore si sposa col silenzio

ed avvolge il cuore un mantello fiabesco,

è solo allora che mi sboccia la fatica del vivere

ed i miei pensieri si posano in un’eco di preghiera.

È il destino che suona la canzone della vita

con una musica forgiata di storie senza nome

e di tante parole talvolta selvagge e solitarie

che annunciano affanni in una eco autunnale.

Per tutti c’è una luce da accendere nell’aurora

e c’è un lume fievole da spegnere al tramonto,

per tutti ci sono nuove promesse per l’avvenire

e stormi di sogni lieti che inseguono le rondini.

Il dolore mi ha aiutato a conoscere me stesso

e mi sono prostrato nudo davanti agli uomini

e davanti a Dio come fece il santo Francesco,

così ho sofferto però sono diventato uomo.

Ho cercato la verità socchiusa nel mio silenzio

e ho dato un nome alle perle della sofferenza,

alle gocce che cadevano dal cielo per bagnare

e dissetare in abbondanza i fiori della mia vita.

Ho gradito la sorte che qualcuno mi ha scolpito

senza cadere nelle ragnatele d’oro che vedevo

nascere giorno per giorno e che mi attiravano

in un mondo formato di illusioni e poca luce.

Pure prima che nasca la luna sono già inquieto:

mi chiedo a cosa vale vincere gli spazi del cielo

per poi avventurarsi in quell’emisfero senza fine

simile ad una lepre che corre verso la salvezza?

(Licio Gelli)

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Danzare sulle note composte da Tena Clark per dire che le donne vogliono un mondo sicuro e libero da ogni oppressione, danzare per affermare che le donne non sono una proprietà, danzare per dire il un sol coro “vogliamo fermare gli abusi, il dolore, rompere le catene”, danzare perché le donne sono forza, energia, danzare per prendere in carico il proprio destino….

♫♫♫ Danzo perché amo

Danzo perché sogno

Danzo perché non ne posso più

Danzo per arrestare le grida

Danzo per rompere le regole

Danzo per fermare il dolore

Danzo per rovesciare tutto sottosopra

E’ ora di spezzare la catena….♫♫♫ ♫♫♫ ♫♫♫

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“Donna”

3Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri,di cellule e neuroni,di ferite ed entusiasmi,di amori e disamori.

Una donna è inevitabilmente la storia del suo ventre,dei semi che vi si fecondarono,o che non furono fecondati,o che smisero di esserlo,e del momento,irripetibile,in cui si trasforma in una dea.

Una donna è la storia di piccolezze,banalità,incombenze quotidiane,è la somma del non detto.

Una donna è sempre la storia di un uomo.

Una donna è la storia del suo paese,della sua gente. Ed è la storia delle sue radici e della sua origine,di tutte le donne che furono nutrite da altre che la precedettero affinchè lei potesse nascere:

una donna è la storia del suo sangue.

Ma è anche la storia di una coscienza e delle sue lotte interiori,del senso della perdita,dell’esclusione e di un certo disprezzo per le situazioni indefinite.

Una donna è la storia di passione.

E’ storia di nostalgia. Una donna è la storia di un’utopia.

(Marcela Serrano)

 

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