Feeds:
Articoli
Commenti

La conosci tu la solitudine?
Sì, quella dei poeti e degli impotenti.
La solitudine?
Quale solitudine?
Ma lo sai che non si è mai soli?
E che dovunque ci portiamo addosso
il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro?
Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi.
E fossero solo loro, poco male.
Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato,
quelli che abbiamo amato e che ci hanno amato.
Il rimpianto,
il desiderio,
il disincanto e la dolcezza,
le puttane e la banda degli dei!
La solitudine risuona di denti che stridono,
chiasso, lamenti perduti…
se soltanto potessi godere la vera solitudine,
non questa mia solitudine infestata dai fantasmi,
ma quella vera,
fatta di silenzio e
tremore d’alberi

(Albert Camus)

0c8b39714701626f4b3cc9a3bb6eabf1Con cosa posso trattenerti? 

Ti offro strade difficili,

tramonti disperati

la luna di squallide periferie.

Ti offro le amarezze di un uomo

che ha guardato a lungo la

triste luna.

Ti offro qualsiasi intuizione

sia nei miei libri,

qualsiasi virilità o vita umana.

Ti offro la lealtà di un uomo

che non è mai stato leale.

Ti offro quel nocciolo

di me stesso

che ho conservato,

in qualche modo –

il centro del cuore che

non tratta con le parole,

nè coi sogni

e non è toccato dal tempo,

dalla gioia, dalle avversità.

Ti offro il ricordo di una

rosa gialla al tramonto,

anni prima che tu nascessi.

Ti offro spiegazioni di te stessa,

teorie su di te, autentiche e

sorprendenti notizie di te.

Ti posso dare la mia tristezza,

la mia oscurità,

la fame del mio cuore

cerco di corromperti

con l’incertezza,

il pericolo, la sconfitta.

(Jorge Louis Borges) 

67440474_362446024682736_8208661840620127393_nLa malattia è il lato

notturno della vita,

una cittadinanza

più onerosa.

Tutti quelli che nascono

hanno una doppia

cittadinanza,

nel regno dello star bene

e in quello dello star male.

Preferiremmo tutti servirci

solo del passaporto buono,

ma prima o poi

ognuno viene costretto,

almeno per un certo

periodo,

a riconoscersi cittadino

dell’altro paese.” 

(Susan Sontag) 

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro

che vuole uscire,

ma con lui sono inflessibile,

gli dico: rimani dentro, non voglio che

nessuno ti veda.

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro

che vuole uscire

ma gli verso addosso whisky

e aspiroil fumo delle sigarette

e le puttane e i baristi

e i commessi del droghiere

non sanno che lì dentro c’è lui.

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro

che vuole uscire

ma io con lui sono inflessibile,

gli dico: rimani giù, mi vuoi fare

andar fuori di testa?

vuoi mandare all’aria tutto il mio lavoro?

vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro

che vuole uscire

solo di notte qualche volta

quando dormono tutti.

Gli dico: lo so che ci sei,

non essere triste

poi lo rimetto a posto,

ma lui lì dentro un pochino canta,

mica l’ho fatto davvero morire,

dormiamo insieme così

col nostro patto segreto

ed è così grazioso da far piangere

un uomo,

ma io non piango,

e voi?

(Charles Bukowski)

Ti ho chiesto un giorno:
«insegnami
la numerosità dei numeri
la geometria piana dei sentimenti
la direzione del tempo».
«Ma io – tu mi hai risposto –
conto ancora con le dita della mano sinistra
copio l’amore dai bambini
e sento il tempo soprattutto da fermo.
Come il primo bacio.
La prima interrogazione di filosofia.
Il primo vagito del ventre.
L’ultimo saluto
quello dato di fretta sulle scale.
Ché lì sono
la numerosità dei numeri
la geometria piana dei sentimenti
la direzione del tempo».

(Ottavia Taini)

Io canto le donne prevaricate dai bruti
la loro sana bellezza, la loro “non follia”
il canto di Giulia io canto riversa su un letto
la cantilena dei salmi, delle anime “mangiate”
il canto di Giulia aperto portava anime pesanti
la folgore di un codice umano disapprovato da Dio.

Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli
il livido delle cosce, pugni in età adolescente
la pudicizia del grembo nudato per bramosia,
Canto la stalla ignuda entro cui è nato il “delitto”
la sfera di cristallo per una bocca “magata”.
Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall’uomo
canto le sue gambe esigue divaricate sul letto
simile ad un corpo d’uomo era il suo corpo salino
ma gravido d’amore come in qualsiasi donna.

Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti
buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti
e tempeste d’insulti, io canto la sua non stagione
di donna vissuta all’ombra di questo grande sinistro
la sua patita misura, il caldo del suo grembo schiuso
canto la sua deflorazione su un letto di psichiatra,
canto il giovane imberbe che mi voleva salvare.
Canto i pungoli rostri di quegli spettrali infermieri
dove la mano dell’uomo fatta villosa e canina
sfiorava impunita le gote di delicate fanciulle
e le velate grazie toccate da mani villane.

Canto l’assurda violenza dell’ospedale del mare
dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti
di tribunali di sogno, di tribunali sospetti.
Canto il sinistro ordine che ci imbrigliava la lingua
e un faro di marina che non conduceva al porto.
Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza
e il simbolo-dottore perennemente offeso
e il naso camuso e violento degli infermieri bastardi.
Canto la malagrazia del vento traverso una sbarra
canto la mia dimensione di donna strappata
al suo unico amore
che impazzisce su un letto di verde fogliame di ortiche
canto la soluzione del tutto traverso un’unica strada
io canto il miserere di una straziante avventura
dove la mano scudiscio cercava gli inguini dolci.

Io canto l’impudicizia di quegli uomini rotti
alla lussuria del vento che violentava le donne.
Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello
calati da oscuri tendoni alla mercé di Caino
e canto il mio dolore d’esser fuggita al dolore
per la menzogna di vita per via della poesia.

(Alda Merini)