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Archive for novembre 2012

Parole addestrate le tue

parole pronte a colpire i cuori a fondo…

giocando con sentimenti e fragili vite.

Senza ritegno sai tirare bene i fili

con la tua astuzia infame

 riesci a far apparire reale

cio’ che non è e che non sarà mai…

sei ombra e questo tu lo sai

povera marionetta tra le tue perfide mani

Sei puparo delle anime che incrociano la tua strada,

dei sentimenti,del cuore,

dei sogni di chi a te  affida con cuore sincero

Triste e infelice é colei che resta intrappolata nei tuoi fili

tu con maestria la muovi a tuo piacere e volere

povera pupa dal cuore e dai sogni infranti…

illusa dal suo puparo

……….l’arte dei pupari ….e’ senza dubbio la tua

(Annj)

……………………………………………………………………………………………………

Nun si canusci cu è lu pupàru,

travagghia ‘n solitariu,

‘mpasta, mudella, vesti li so pupi,

pi poi, darrè, darici la vuci,

falli moviri, comu fannu li cristiani veri:

‘nganna, pirchì tutta è ‘na farsa.

Ci su autri pupàra chi cumannanu:

anch’iddi stannu ammucciati

e li retini di lu cavaddu ‘manu tennu:

prestanu la vuci a li so picciotti,

senza farisi sentiri e vidiri,

u ‘pizzu’ ‘mponinu e li propri voluntà.

Unu sulu è però u granni pupàru,

Iddu darrè li quinti sta,

ogni cosa canusci di la scena,

fa parlari, moviri li so attura,

pi l’innata libertà,

ma a la fini è sulu Iddu chi li cosi fa.

(Salvatore Agueci)

 

 

Non si conosce chi è il puparo,

lavora nascosto,

impasta, modella, veste i suoi pupazzi,

per poi, di dietro, dar loro la voce,

farli muovere, come fanno gli uomini veri:

inganna, perché tutto è uno sciocco apparire.

 

Ci sono altri pupari che comandano:

anche loro stanno nascosti

e le redini del cavallo in mano tengono:

prestano la voce ai loro ragazzi,

senza farsi sentire e vedere,

il ‘pizzo’ impongono e le proprie volontà.

 

Uno solo è però il grande puparo,

Lui dietro le quinte sta,

ogni cosa conosce della scena,

fa parlare, muovere i suoi attori,

per l’innata libertà,

ma alla fine è solo Lui che le cose realizza.

 

 

 

 

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I veri addii scattano nella mente,

sono silenziosi.

Sono i più veri, i più pericolosi.

Sono quelli che tieni per te.

E puoi anche continuare a sentirla una persona.

Non ti avrà più se l’hai salutata dentro.

(Massimo Bisotti)

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La solitudine non è vivere da soli,

la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno

o a qualcosa che sta dentro di noi;

la solitudine non è un albero

in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui:

è la distanza fra la linfa profonda e la corteccia,

tra la foglia e la radice.

(Josè Saramago)

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Io non voglio solo il meglio di te.

Io voglio tutto di te,

ti voglio la mattina, accanto a me

spettinata e con gli occhi gonfi,

ti voglio in pigiama

e con le coperte fino al collo,

ti voglio nervosa,

capricciosa,

non voglio solo il meglio di te,

voglio il peggio,

soprattutto quello

 

(Niccolò Ammanit)

 

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Oggi verrei a casa tua,

farei questo lungo viaggio

solo per infilare questi versi

nella fessura sotto la porta,

non potrei rompere

il divieto di rivederci.

Niente, vorrei dirti,

solo questo niente.

Fu detto già tutto.

Da quando ci siamo separati

sopravviviamo,

siamo la rovina di quel tempo.

Ma questo mio niente dopo di te

mi sostiene e si rafforza,

cresce bene con gli anni,

si fa grande, muta la voce,

non vuole più stare con me,

esce sempre più spesso

a cercare altro niente,

inutilmente bello come fui.

I nostri occhi han fissato il sole,

non guardano più,

ricordano di aver visto.

A che servirebbe rivederti ?

Perderei il mio niente.

Di tutte le cose che potevo fare

ho sempre scelto una sola,

monco di troppe vite non fatte

tu sei il Niente che mi ha scelto.

E ti appartengo sempre.

 

(Roberto Pazzi)

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